venerdì 22 ottobre 2010

(mi sembrano) mille anni che sto qui.

Mindi era buono con me, mi comprava la pastarella con la crema e i libri sulle bancarelle la domenica, giù al paese. Facevamo piano le curve a gomito, a volte passava un riccio, non c'era il tempo, s'era fermato tre chilometri fa. A noi piaceva pensare che la vita non fosse altro che quella marmaglia di gente, che s'addensava la sera intorno all'unico bar degno di nota, della quale conoscevi tutto, se ti ci spremevi anche il gruppo sanguigno. Eravamo a casa, non sarebbe stato mai più.

Mandi era davvero buono, con me. Mi giocava i capelli e diceva che erano sottili come quei fili che fanno i bachi, e mi raccontava della Compagnia delle Indie, di quelli che partivano con le navi di legno, a cercar la fortuna circumnavigando le lune. Rideva poco, ma quando lo faceva era dio. A volte mi accarezzava la schiena, a volte, invece, mi prendeva col furore di quando sei giovane. Lo lasciavo fare, in mezzo ai tulipani stropicciati. Solo le fate ci guardavano. La musica veniva dalla vallata, chè ci abitava la famiglia Edelwise. Avevano il grammofono, dicevano, sempre acceso, dal primo caffè.

Mandi ruzzolava giù per i campi, insieme a me, con la bicicletta rubata. Mi prometteva sempre che un giorno mi sarebbe passato a prendere a casa con una moto bellissima e nera, che non avrei dovuto passare tutta la vita a rischiare di farmi male, sul tubo del telaio. A me, però, piaceva quando la notte nel letto mi facevano male le gambe.

Era il suo peso addosso e una corsa controvento, la felicità.

Quando Mandi ha cominciato a sfiorire, sono venuti i dottori della grande città a fargli visita. I vecchi dicevano che s'erano dovuti ipotecare la cascina, i suoi, per pagarli. Lo dicevano sempre alle sei di sera, quando si mettevano al tavolo di legno davanti la chiesa delle clarisse, e giocavano a briscola.

Quella volta che Mandi finì, erano le tre del pomeriggio. Dicevano che degli zingari dio non ha pietà, senza distinzione di sesso, o di età.

Zoe
*
Dicono che i sogni viene a pigliarseli l'alba. Ho ritrovato questo blog, inutilizzato, e m'ha fatto pena. Ho bisogno di scrivere, leggere e fare una torta col marzapane rosa. A me i sogni mi sono arrivati alle tre del pomeriggio. Mi sono arrivati quando ti ho visto per la prima volta. Il primo libro letto, dopo, è stato mille anni che sto qui, di Mariolina Venezia. Lei è del '61, e scrive poesie. Poi un giorno gli è venuto in mente di scrivere un libro, e secondo me ha fatto un miracolo.

venerdì 13 novembre 2009

Ch. I / + consigli per gli acquisti

Citofona. Arriva dentro casa precedut/ dallo scatto dell'ascensore, portandosi appresso l'odore di Roma, quand'è freddo ma non troppo. Quell'odore dolciastro, intendo, di alberi trasecolati, sbiaditi lungo i viali, agli incroci, fermi agli stop.

Fa freddo.

Che lo avevo capito, lo tralascio. Non si può cominciare un'intervista mettendo a disagio l'interlocutore, figuriamoci questo tipo di intervista. Na.

Ti faccio un tè.

E risolviamo gli imbarazzi delle frasi di benvenuto, casa mia ne è piena, stavolta meglio lasciar stare, a me non sono mai piaciute. Oggi è mia e solo mia e in quanto tale il giradischi è già bollente di quattro o cinque vinili, a macerare l'aria. Adesso passa Golden Slumbers, sicuro. Golden Slumbers passa, effettivamente. Dio quanto amo questo album.

Sempre i Beatles, eh?

Sempre, non è cambiato niente. E' passato un anno e sembra ieri e via dicendo. Solo che un anno fa eri qui con me, veramente, a montare la tenda per gli indiani.

Bambini! Adesso facciamo un gioooco!

Quand'è passato quel tempo, nemmeno me ne sono res/ conto, semplicemente m'è scivolato addosso, insieme al cambio di stagione. Hai lasciato qualche rimpianto egoista, qualche se fosse stato, l'orchestra delle tue scapole scarne sotto le falangi e una foglia secca dentro al bugiardino di ghisa, dove tengo i miei fiori secchi.

Dovremmo lavorare più spesso insieme, Mè, dico davvero: l'hai visti quanto si sono divertiti? Per non parlare dell'entusiasmo dei genitori, non ci volevano più fare andare via. C'hanno pure dato un extra... non ti sembrerebbe una buona idea? La tenda ormai l'abbiamo capito come si monta...

Lenta come il rallentatore più beffardo del più insulso e scialbo film di fine anno è scesa tra le nostre mani - in quel momento - precisa precisa, la foglia secca di quel platano enorme. A me, m'ha violato la benedizione di quella confessione che - se non fosse stata, se non fosse caduta - t'avrei certamente riversato negli occhi grigi e stanchi, quel Novembre di chissà quanti secoli fa passato come tutti gli altri Novembre di tutti gli anni luce trascorsi da quando ti sentii cantare, la prima volta, lì...

Potrebbe essere un'idea. Vediamo. Vediamo.

Abbiamo visto, in effetti. Ti lasciai addosso quanto più profumo possibile, mi misi in tasca tutte le piastrine che potevo rubarti, toccandoti. Acconsentii alle ore 21 di Via Merulana. E tanti cari saluti.

Sempre i Beatles, sì.

Questa casa sta per chiudere, Mè. Dobbiamo fare in modo non scolorisca del tutto. E' per questo che t'ho chiamato. Volevo raccogliere quante più registrazioni possibili, prima di mettermi al lavoro. Voglio dire: non tutti gli anni si lasciano case, non tutti gli anni.

... dimmi, cosa devo fare? - girando il cucchiaino nella tazza -

Solo rispondere, a quello che vuoi, come vuoi - non riesco ad annegarti, nemmeno un po' -

Quand'a un tratto, ridi e ridendo mi ri(a)di.

***


Oggi vi consiglio due libri: uno è di Tonino Milite, si chiama MeTeOra. Non so nemmeno se vi interessate di poesia, in effetti, ma questo è molto gradevole. Milite mi pare sia il patrigno o qualcosa del genere di Calabresi, tant'è che (passa una vela) Spingendo la notte più in là, è una delle poesie raccolte in questo libriccino. Uscì l'anno scorso - se non mi sbaglio - forse di questi tempi. Io lo regalai a un paio di persone, per Natale. Oddio a una di queste persone non è che proprio lo regalai, ma poi lì rimase, e il gioco è fatto.

Un altro libro che vi consiglio, invece, dovete cercarlo un po' di più perchè è parecchio vecchio. Si chiama Gli Sfiorati, ed è di Sandro Veronesi. Parla di un grafologo alle prese con una mela, vedete un po' voi.

A me son piaciuti entrambi. Purtroppo non posso dirvi molto altro perchè al momento non li ho sotto mano. E poi le recensioni mi stanno antipatiche: non le so fare e le trovo inutili.



sabato 31 ottobre 2009

tavolino letterario via gabi 17.

Perchè un nuovo blog. Ne avrò aperti e chiusi almeno dieci, in questi anni: robetta, intendiamoci. Gli unici degni di nota, forse, erano quelli d'adolescente dove degeneravo in monologhi i pomeriggi imberbi, se il telefono di casa era occupato. Alcuni m'hanno seguita, ne ho tratto conforto perchè m'hanno insegnato loro - leggendomi - che qualcosa sapevo anche scrivere. Che non sono una scrittrice nè lo sarò mai, è cosa vecchia come il cucco. Nè mai ho cullato questa illusione, malgrado la passione per Signora Scrittura e i mostri sacri che l'hanno inventata, usandola. Non sono una giornalista. Non sono un'antropologa. Non sono questo o quell'invidiabilissimo ventenne geniale. Nè avrò mai un titolo di studio che m'attesterà le conoscenze artistiche ultra arci specializzate.



Purtroppo.




  • Pur essendo al quarto anno - sgoccioli, li chiamano - di quel corso di studi che chiamano <giurisprudenza>.

  • Pur stando per diventare - se la tautologia non è un'opinione - giurisperita (?).

  • Pur avendo abbandonato le velleità monocratiche di finestre sul web pregne di mini-scritti, monologhi, sproloqui, invettive, resoconti mentali, flussi di coscienza, poesìole, descrizioni paesaggistiche, pseudo esperimenti.

  • Troppo è il tempo che ho passato a pensare ad un'altra forma di comunicazione: più veloce, meno vanitosa, interattiva, (a qualcosa) utile.

A volte è capitato che ho capito che qualcosa sappiamo. Tra qualche mese, probabilmente, dovrò lasciare questa casa e mi piace pensare a quella storia che le storie rimangono tra i muri, permeano nelle camere. Noi, a modo nostro, almeno una volta a settimana ci mettiamo attorno al tavolino della cucina e parliamo. Prendiamo spunto da un argomento e via.

Questo blog vuole essere una finestra. Una finestra vista chiostro interno tra quattro palazzi accatastati l'uno all'altro, se la vedi da un certo punto di vista. Ma anche finestra dall'altra parte, da quel guazzabuglio lattiginoso e grigio, vista cucinotta piumosa di fumo e carte di giornali, libri e spartiti.

Di blog ne ho aperti e chiusi tanti: che le quattro mandate che tra meno di un anno cancelleranno questo posto c'ho amato-odiato, non cancellino il buono che m'hanno - che c'hanno - ispirato queste quattro mura.

VIA